Muck dive

Tutti amiamo le immersioni sui reef: acque limpide, nuvole vivaci di pesci guizzanti, grandi coralli; oppure ci piace affrontare il grande blu, alla ricerca dei giganti del mare.
Sogniamo incontaminate isole coralline lambite da acque calde, luminose, con pareti che precipitano nel blu ricoperte di gorgonie enormi, da coralli dalle forme più disparate e dai colori più accesi, con le pacifiche tartarughe che veleggiando accanto a noi ci osservano con i loro occhi saggi, con le cernie curiose che si avvicinano a dare un’occhiata, le murene che si affacciano dalle loro tane fra i coralli, i grandi banchi di carangidi che improvvisano caroselli, l’insperato e sempre emozionante passaggio degli squali o delle mante, i raggi di sole che ci raggiungono a grandi profondità creando giochi di luce irreali…vero, no?
Ma esiste anche un altro mondo da esplorare, spesso snobbato dai subacquei, ma altrettanto ricco di vita, altrettanto prodigo di sorprese, altrettanto interessante e divertente.
In questo mondo spesso c’è una pessima visibilità, non ci sono coralli, ma sabbia o limo, sul fondo spiccano sovente relitti dell’attività umana, cianfrusaglie che l’uomo scarta e affida al mare (nella erronea convinzione che spariscano, mentre purtroppo si conservano per lunghi, lunghissimi anni…), e, soprattutto, a una prima e distratta occhiata, questo mondo sembra deserto.
Parliamo dei fondali sabbiosi, delle praterie di alghe, del mondo che prospera sotto i pontili, nell’acqua bassa delle baie sabbiose, fra i moli… in due parole: MUCK DIVING!

Muck, letteralmente, è terriccio, melma, fanghiglia, ma i subacquei lo adoperano in senso più ampio, ad indicare tutte quelle immersioni che non si svolgono sulle pareti, su secche o nel blu, ma su fondali piatti, a profondità modeste, su substrati sabbiosi o simili.

Così descritta non sembra granché, ci si potrebbe domandare: “Ma perché fare un’immersione nel fango, in condizioni così negative, in ambienti così poco invitanti?”

Ma quei subacquei che decideranno di sfidare la scarsa visibilità, il fango e il compito arduo di scovare l’invisibile, sicuramente non rimarranno delusi e potranno raccontare un’avventura eccitante e affascinante.
Certo, bisognerà armarsi di pazienza, molta curiosità e voglia di imparare, ma le ricompense non tarderanno ad arrivare. Le prime volte, specie se non si può approfittare dell’esperienza di amici o guide esperte, forse ci si potrà sentire un po’ delusi, probabilmente avremo visto meno di quanto ci aspettassimo; ma perseverando ci “faremo l’occhio” e cominceremo a trarre grandi soddisfazioni.
La nostra pazienza sarà premiata dalla scoperta delle affascinanti e bizzarre forme di vita che conducono la loro appartata esistenza nella sabbia, fra le alghe, al riparo di un copertone abbandonato, che colonizzano le strutture di moli e pontili.
Animali che difficilmente potremmo osservare sulla barriera o in mare aperto, animali che affidano la propria sopravvivenza a eccezionali doti di mimetismo: prede prive di altra protezione o predatori assai scaltri e specializzati.
In tali ambienti si ha infatti la possibilità di osservare alcuni comportamenti particolari, sia di predazione che di difesa, forme “fantasiose” di adattamento all’ambiente, strategie di camuffamento che variano dall’imitazione perfetta dei colori del fondale all’esibizione di vistosissime colorazioni tese a scoraggiare eventuali aggressori; e ancora, qui è possibile osservare le incredibili varianti giovanili di animali che ben conosciamo, che trascorreranno la loro vita adulta di fuori di questi ambienti protetti e che nella loro forma immatura ben poco assomigliano ai genitori.
Alla fine dell’immersione vi garantisco che vi fionderete sui vostri libri di biologia marina e sulle guide all’identificazione per scoprire cosa era quell’esserino che tanto vi ha stupito e che non avevate mai visto.
Molte delle più recenti scoperte di nuove specie sono state fatte proprio qui. Non è per nulla strano scoprire che non si è in grado di identificare qualche organismo osservato durante una di queste immersioni, ma se provate a cercare su alcuni dei molti validissimi siti web che si occupano di biologia marina (a titolo di esempio vi posso citare: www.seadb.net, www.fishbase.org, www.edge-of-reef.com. Elenco assolutamente non esaustivo, naturalmente, solo i primi che mi vengono in mente), sulle riviste, oppure a contattare qualcuno dei biologi che collaborano con i siti o le riviste (e vi assicuro che sono generalmente persone molto disponibili), probabilmente riuscirete a scoprire l’arcano. E se nemmeno i biologi lo identificano, bè, potreste aver scovato una nuova specie, o variante!
Sarebbe bene avere con sé la macchina fotografica, e magari una lavagnetta, per prendere appunti o per disegnare dei dettagli particolari.
Questo tipo di immersioni, come appare evidente, è particolarmente gradito ai fotografi, che troveranno soggetti interessanti, bizzarri, talvolta orrendamente affascinanti, a volte delle rarità. Rimarrà nella borsa il grandangolo, non ci sono grandiosi paesaggi da immortalare da queste parti, e spesso la scarsa visibilità e la presenza massiccia di sospensione rendono del tutto inutilizzabile questo obiettivo. Perfetti invece gli obiettivi macro, e ovviamente un buon flash!

Anche per le notturne questi ambienti si rivelano particolarmente adatti: con il calar della sera escono dalle loro tane animali che durante il giorno si tengono nascosti.
Granchi di ogni genere e foggia, l’elegante ballerina spagnola, le seppie che escono in caccia col favore delle tenebre, le cipree, l’astrospartus dalle mille braccia, il polpo che si fa tutt’assieme ardimentoso, gli schivi pesci mandarino che approfittano del buio per consumare i loro fugaci amori…

Quali sono in concreto gli ambienti adatti a queste esplorazioni? Si tratta solitamente di baie riparate e poco profonde con moti di marea che ne rinnovano le riserve di cibo, fondali sabbiosi o detritici, talvolta misti a fango, ma anche praterie di alghe, mangrovieti.
Sarebbe bene informarsi presso il diving locale o la Capitaneria sugli orari delle maree, sui possibili pericoli, sulle correnti e sulle generali condizioni del sito. Generalmente le migliori condizioni di visibilità si hanno con l’alta marea.
L’aiuto di una guida locale che conosca bene i siti potrà offrire ottime opportunità per incontri particolari ed entusiasmanti.
Ma non parliamo solo di calde acque tropicali: anche il nostro Mediterraneo offre la possibilità di fare questo genere di immersioni, non meno gratificanti. Sono molti i luoghi qui in Italia dove le spiagge digradano dolcemente verso il largo, splendidi pianori sabbiosi, la cui granulometria può variare dal ghiaetto al fango finissimo e che ospitano una fauna quanto mai ricca e interessante; frequenti e ancora in buono stato di conservazione sono poi le splendide praterie di posidonia, autentici ecosistemi a sé stanti, dove prosperano centinaia di piccoli animali che fra i lunghi steli conducono un’esistenza appartata, ma vivace. La lotta per la sopravvivenza non conosce tregue, non ci sono zone neutrali: ovunque ci sono esseri che nascono, si nutrono, si riproducono e muoiono, che predano e vengono predati.

Insomma, quello che a una prima occhiata ci era sembrato un mondo brullo, deserto, monotono, si è rivelato invece uno scrigno pieno di piccoli, ma preziosissimi gioielli.

Bè, amanti del Blu, vi ho convinto?

Ci vediamo in acqua!

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