LA LIBERTY A BALI E LA NICOLE A NUMANA

Similitudini biologiche a migliaia chilometri di distanza

Negli anni 30 del 1900 i primi viaggiatori Occidentali scoprivano Bali, la sua gente e la sua cultura, facendo nascere il mito dell’Isola degli Dei. Mentre sulle spiagge della costa meridionale  aprivano i primi Hotel, a Tulamben, sulla costa Nord Orientale,  non doveva esserci altro che qualche capanna sulla spiaggia di sassi neri, sotto la mole minacciosa del Gunung Agung, il maggior vulcano dell’isola. Poi un giorno del gennaio 1942 una grande nave da carico colpita dai siluri di un sottomarino giapponese, entrò nella piccola baia e si arenò sulla spiaggia, con il suo carico di gomma e binari ferroviari . Gli abitanti del villaggio approfittarono di quel regalo inaspettato spogliandola di ogni oggetto utilizzabile e poi se ne dimenticarono. Per oltre vent’anni quel mostro di ferro rimase ad arrugginire sulla spiaggia finché, nel 1963 avvenne la tremenda eruzione del Gunung Agung, che sparse morte e distruzione per tutta l’isola. Quando si placò la furia del vulcano, gli abitanti di Tulamben videro che la nave non c’era più, il terremoto conseguente all’eruzione l’aveva fatta scivolare in mare, ad un centinaio di metri dalla riva, dove si era poggiata con il lato di tribordo sulla sabbia nera del fondale.

Nel 1978, nel corso di un raduno nazionale subacqueo, i primi sub indonesiani si immersero sul relitto della nave e ne rimasero affascinati. Nei primi anni 80 una subacquea giapponese di nome Emiko aprì il primo diving e la famiglia di suo marito aprì il primo resort, l’ormai mitico Paradise Palm Beach Bungalows. Negli anni successivi il passaparola portò qui alcuni tra i più famosi e quotati fotografi subacquei professionisti che fecero conoscere al mondo la straordinaria ricchezza biologica di quella nave sommersa. I subacquei cominciarono ad affluire da in numero sempre maggiore ed il piccolo villaggio conobbe un benessere inaspettato… la Liberty aveva reso il suo ultimo doni agli abitanti di Tulamben.

Oggi Tulamben è certamente il luogo d’immersione più famoso e frequentato di Bali ed i sub che non alloggiano in uno dei resort aperti sulla spiaggia negli ultimi anni, la raggiungono dalle zone turistiche della costa sud affrontano due ore di viaggio all’andata ed altrettante al ritorno….ma la fatica è ripagata dalla possibilità di compiere alcune immersioni straordinarie.

La baia di Tulamben ha un fondale di sabbia vulcanica e di limo portato da un piccolo fiumiciattolo, quasi sempre in secca, ma è investita dall’enorme massa d’acqua che dall’Oceano Pacifico confluisce nell’Oceano Indiano, attraversando l’arcipelago Indonesiano. Le correnti oceaniche attraversano la zona di maggior biodiversità marina del pianeta e trascinano con se un numero enorme di forme di vita allo stato larvale ed investono Bali e le isole della Sonda prima di gettarsi nell’Oceano Indiano.

Queste forme di vita allo stadio larvale hanno trovato nelle lamiere della Liberty un substrato sul quale fissarsi e crescere ed hanno dato così vita ad uno dei reef artificiali più straordinari al mondo. Dove fino a qualche decina di anni fa non c’era nulla se non sabbia e fango, oggi si stima che vivano oltre 500 specie diverse di pesci mentre è incalcolabile il numero di invertebrati e forme di vita sessile: i coralli duri non sono presenti in gran numero mentre coralli molli, gorgonie, spugne, antipatari, e spugne coprono ogni centimetro di metallo offrendo riparo ad un insieme strabiliante di gamberetti, granchi e nudibranchi.

A ben vedere, ciò che è successo a Tulamben non è diverso da quello che è accaduto anche a Numana dove le lamiere di un’altra nave affondata hanno in brevissimo tempo creato un oasi di vita straordinaria, fornendo un substrato adatto. Il Mare Adriatico ha fatto il resto, portando un numero di animali impressionante.

Tuttavia ciò che stupisce delle due navi, la Liberty e la Nicole, è il fatto che seppur distanti migliaia di chilometri, la loro impressionante ricchezza è unica e non trova riscontro nei siti di immersione circostanti: entrambe le navi, per motivi ancora ignoti, sono vere e proprie oasi di vita. In attesa di conoscere il motivo di questa ricchezza, non resta che farci qualche immersione.

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